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"I lavoratori e le lavoratrici delle campagne sono l'ingranaggio principale dell'economia di questo paese - si legge ancora nella pagina 'Comitato Lavoratori delle campagne' - se ci fermiamo noi, si ferma tutto. Per questo dovete ascoltarci, continueremo ad insistere per un incontro al ministero dell'Interno, per l'abolizione dei decreti sicurezza e la regolarizzazione di tutti/e". 

Oltre che a Foggia lo sciopero si è tenuto nella piana di Gioia Tauro. Sono due dei territori dove vivono molti lavoratori delle campagne, specie migranti. ''e dove - scrivono - troppi di noi sono morti in questi anni a causa della violenza di leggi che ci vogliono segregati, poveri e in silenzio. Per questo oggi abbiamo deciso di bloccare alcuni degli snodi più importanti di una filiera di sfruttamento che, dai distretti agro industriali ai centri dello shopping consumista, risucchia tantissimi lavoratori e lavoratrici come noi, italiani ed immigrati, in un vortice di precarietà e ricatto. Siamo stanchi di ripeterlo, non possiamo più accettare l'enorme business che lucra sul contenimento e il controllo degli #immigrati attraverso campi container, tendopoli e centri di accoglienza. Siamo lavoratori e abbiamo diritto a vivere nelle case, a contratti di affitto regolari e alla residenza''.

Il Manifesto - Roberto Romano, 21.11.2019

Riconversione. È necessario prevedere una diversi ficazione dell’attività economica. Dall’acciaieria di Taranto non possiamo intercettare nessuna tecnologia coerente con lo sviluppo sostenibile. Inoltre,la spesa in ricerca e sviluppo della Puglia in rapporto al Pil è pari al solo 0,82%, ma sebbene bassa, è necessario utilizzarla per nuove attività economicheSebbene l’attenzione di opinionisti e attori politico-sociali sia piegata sulle sorti dell’Ilva, la Puglia èuna regione che dovrebbe costruire un ambiente economico e sociale adeguato per affrontare lesfide del futuro. La dicotomia tra riscatto ambientale e riscatto del lavoro condiziona la discussione. Si tratta, invece, di due diritti positivi (di II e III generazione, N. Bobbio).

 

Con l'avviso di chiusura indagine, notificato dalla Guardia di Finanza nei giorni scorsi a 36 indagati per il dissesto del Comune di Catania, si chiude un capitolo, troppo lungo per i cittadini, della storia di questa Città, condotta fraudolentemente e scientemente al fallimento amministrativo dalle giunte sia di centrodestra che di centrosinistra che si sono avvicendate negli ultimi 25 anni.Scapagnini, Stancanelli e Bianco, in solido, sono i principali responsabili, politicamente, e adessoanche giudiziariamente, di questo fallimento, che non è solo economico, ma soprattutto, per le sue conseguenze sulla vita delle persone, sociale e di condotta etica pubblica.L'inchiesta appena conclusa riguarda in particolare l'ultimo quinquennio della sindacatura di Enzo Bianco, e coinvolge le giunte comunali da lui presiedute e numerosi funzionari pubblici.

 

Le pressioni affinche' Muscat si dimetta sono aumentate dopo che le indagini sull'assassinio della giornalista Daphne Caruana Galizia hanno portato a nomi vicini al capo del governo. Sabato, il miliardario Fenech - amico dell'ex braccio destro di Muscat, Keith Schembri - e' stato incriminato per "complicita'" nell'assassinio della reporter, che indagava sui legami tra criminalita' e politica e fu uccisa da un'autobomba nel 2017.

Alla famiglia Caruana e alla piazza, pero', tutto cio' non basta, anche perche' proprio Schembri e' poi stato rilasciato dalla polizia. I parenti di Daphne, cosi', hanno presentato un esposto in cui chiedono che si indaghi sul premier, sulle sue azioni e che le relative prove siano conservate nell'ambito dell'indagine in corso. Nella denuncia, il marito di Caruana Galizia, Peter, e i loro tre figli, hanno invitato Muscat a desistere da qualsiasi ulteriore coinvolgimento nelle indagini sull'assassinio, senza dimenticare che fu proprio Muscat a consentire a Schembri di partecipare alle riunioni con l'intelligence nell'ambito delle indagini sull'omicidio della giornalista. Malta e' sotto osservazione da parte dell'Ue.

 

Roma, 22 nov. - La linea Maginot dietro la quale il governo non e' disposto a ritirarsi e' il disimpegno rispetto al contratto che lega ArcelorMittal a Taranto. Ed e' anche il punto da cui la trattiva puo' ripartire stasera a Palazzo Chigi. Ieri, durante il consiglio dei ministri serale, il dossier Ilva e' stato centrale sul tavolo del governo. Il tema e' la strategia da tenere per impostare nel migliore dei modi la trattativa. Questo, pero', a condizione che l'azienda receda dal proposito di sfilarsi da Taranto. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha assicurato di voler tentare ogni strada percorribile pur di risolvere la situazione. Il sentiero e' stretto, ammette un ministro, pero' va percorso. Per questo Conte chiede al governo di essere compatto nella trattativa.