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Conclusa la “tre giorni” di ‘Democrazia e Lavoro’: dal dibattito ad una proposta di lavoro

Pensioni, lavoro, investimenti: avviare un piano di vertenze

II Coordinatore nazionale Adriano Sgrò: “Dal prossimo Direttivo consegneremo il nostro Documento appena varato e formalizzeremo la presentazione della nostra Area, impegnandoci alla costruzione di una sinistra sindacale più larga e incisiva”

 

Si è appena conclusa la nostra iniziativa di Cinisi, con la meravigliosa manifestazione per commemorare Peppino Impastato e il suo lascito civile e politico di grande coraggio ed impegno per la lotta contro il malaffare e la mafia.

Per le Compagne ed i Compagni di ‘Democrazia e Lavoro’ sono state tre giornate intense di dibattiti e scambio di riflessioni sui temi della politica, dell’economia e del lavoro che ci consentiranno di organizzare una proposta di lavoro per la nostra Area nella Cgil. Non si è trattato di un appuntamento rituale e tutte le iniziative ci hanno consegnato spunti ed argomentazioni di attualità e di indirizzo per il rafforzamento della Cgil, della dialettica e della sinistra sindacale.

 
Eravamo ragazzini, siamo diventati uomini e donne. Eppure non ci siamo mossi di un solo passo rispetto a quella straordinaria esperienza che non è stata soltanto «testimonianza», per usare un termine caro a chi vorrebbe fare della sinistra radicale un vessillo senza alcuna utilità.
Peppino Impastato era uno di noi, era un militante, un compagno, un giornalista, un animatore sociale, un dirigente di partito. E non scendeva a compromessi davanti a nessuna opportunità, a nessun vantaggio, personale o politico che fosse. 
Per anni abbiamo sentito blaterare di terrorismo, di radicalismo, di fango buttato sulla memoria di un uomo ucciso per le denunce firmate con nome e cognome, andando contro la sua famiglia d’origine e il suo paese.

Tratto da: RADIO1 IN VIVA VOCE

QUANDO, SOLO PER IL FATTO DI ESSERE UN MIGRANTE VIENI RELEGATO ALL’ANGOLO DELLA SOCIETA’…DOVE,
COME UN PUGILE SUL RING, PRENDI TANTI DI QUEI COLPI CHE FINISCI FACILMENTE AL TAPPETO, ED E’ PROBABILE CHE NON TI RIALZI PIU’… Aboubakar Soumahoro
E’ ARRIVATO IN ITALIA DALLA COSTA D’AVORIO ORAMAI PIU’ DI VENT’ANNI FA E DA SUBITO HA TOCCATO CON MANO LE INSIDIE E LE STORTURE DI UN TESSUTO CIVILE SEMPRE PIU’ LOGORO E INCAPACE DI GARANTIRE I DIRITTI FONDAMENTALI DI OGNI ESSERE UMANO. MA SIAMO DAVVERO SICURI CHE L’ANGOLO DEL RING SIA RISERVATO AI SOLI MIGRANTI? DIETRO “i mestieri che gli italiani non vogliono più fare”  SI CELA IL DEGRADO DELLE CONDIZIONI GENERALI DI LAVORO, SEMPRE PIU’ INCERTO E CARENTE.

Nella storia del movimento sindacale il ricorso allo sciopero è stato riconosciuto quale leva fondamentale, di estrema se non ultima soluzione, per fare precipitare le rivendicazioni, ora salariali, ora occupazionali , ora riguardanti anche la difesa dei luoghi di lavoro. La sospensione o la revoca venivano decise, a fronte dei rinnovi contrattuali quando il negoziato si concludeva e quando si iniziavano a calcolare gli effetti dei nuovi aumenti stipendiali, le nuove conquiste normative, le prime applicazioni degli istituti giuridici più avanzati e tutelanti. In pratica, dopo essere giunti alla decisione alta dell’astensione dal lavoro, il processo di alta responsabilizzazione poteva essere interrotto attraverso il riscontro concreto e determinante di una novità che negasse i presupposti della decisione del conflitto.


 

 

Il Belpaese, paesaggisticamente eterogeneo, pieno di dialetti e costumi diversi da regione a regione, non fa eccezione neanche per il lavoro e le regole che lo caratterizzano, non solo possono cambiare da regione a regione o a seconda della provincia ma addirittura tra persone che lavorano fianco a fianco, colleghi della stessa azienda, inquadrati con lo stesso livello.

Ad accentuare questa situazione sono le recenti sentenze, alcune passante in Cassazione, inerenti il cosiddetto “tempo-tuta”, necessario al lavoratore a indossare gli indumenti forniti dal datore di lavoro. I Giudici hanno legittimato le ragioni espresse dai ricorrenti, riconoscendo loro un tempo variabile tra 10 e 20 minuti per turno, e condannando l'azienda a un risarcimento retroattivo fino a 5 anni prima dell'entrata in vigore della legge Fornero, 2007.