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Nella storia del movimento sindacale il ricorso allo sciopero è stato riconosciuto quale leva fondamentale, di estrema se non ultima soluzione, per fare precipitare le rivendicazioni, ora salariali, ora occupazionali , ora riguardanti anche la difesa dei luoghi di lavoro. La sospensione o la revoca venivano decise, a fronte dei rinnovi contrattuali quando il negoziato si concludeva e quando si iniziavano a calcolare gli effetti dei nuovi aumenti stipendiali, le nuove conquiste normative, le prime applicazioni degli istituti giuridici più avanzati e tutelanti. In pratica, dopo essere giunti alla decisione alta dell’astensione dal lavoro, il processo di alta responsabilizzazione poteva essere interrotto attraverso il riscontro concreto e determinante di una novità che negasse i presupposti della decisione del conflitto.


 

Se così quindi fino ad oggi era sempre stato, da qualche giorno, nell’era della violenta accelerazione tecnologica e delle nuove relazioni sindacali, non sembra essere più tale la situazione.

Ad uno sciopero così gravemente proclamato nell’ambito del settore dell’Università, Ricerca e Scuola, con motivazioni determinanti e da tutti ritenute di alto spessore politico e vertenziale, ha fatto seguito la comunicazione da parte dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, di sospensione dello sciopero per raggiunto accordo con il Governo.

Si direbbe:- Con un accordo non è più possibile scioperare!-.
Ed alla fine gli insegnanti non sciopereranno o almeno non lo faranno con lo Sciopero che era stato proclamato per il 17 di Maggio e non sciopereranno in ragione dell’avvenuto incontro e poi accordo con il Governo del 24 aprile scorso.

Ma questo accordo, però, che è racchiuso in un protocollo di impegni, desta tante preoccupazioni, genera incertezze e grandi dubbi sulla giustezza della posizione sindacale, mantiene forti ambiguità ed un’alta dose di incertezza fino al punto che tutto il processo dello Sciopero sembra oramai coperto da una condizione di assoluta opacità.

Impegni su stipendi, su assunzioni, su rilancio della scuola, per la formazione e il rilancio della ricerca, appaiono ammantati dall’alta dose di propagandismo già ben nota nei programmi dei vari partiti. Ed anche l’impegno a riqualificare le retribuzioni, a rimettere in moto i circuiti virtuosi nel settore della conoscenza o, addirittura, di mantenere l’unicità legislativa del settore, seppure attentamente rivendicati, sembrano relegati all’elenco dei desiderata cui si pensa nei momenti di difficoltà politica, salvo poi riconsiderarli nel momento in cui ogni governo fa tirare la cinghia a cittadini e lavoratori.

Non si adeguano quindi da subito i capitoli dei provvedimenti economici e finanziari, e quindi non abbiamo disponibile un solo centesimo in più di aumento.

Non sono pronti i provvedimenti per le assunzioni e per la stabilizzazioni del personale precario e, quindi, stiamo parlando di parole spese nel momento di più grande crisi di questo governo, allo scopo di lasciar passare del tempo.

Certamente, l’abilità delle controparti è stata quella di far brillare un insieme di intenti rispetto ad una mobilitazione che iniziava a crescere nei luoghi di lavoro.

E spiace dover constatare che la compagine sindacale, nonostante la grande astrattezza dell’accordo, non abbia atteso di ricevere alcuni elementi di reale concretezza.

Avevamo già segnalato l’assoluta e inaccettabile situazione in cui si stesse scioperando, con la rottura del fronte del pubblico impiego, separando Insegnanti e personale ATA, dal resto dei dipendenti pubblici ( Vigili del Fuoco, Custodi Museali, Educatrici ed Assistenti sociali…), anch’essi senza contratto da Dicembre 2018.

Ma con una situazione del genere, non possiamo non denunciare l’assoluta inadeguatezza della situazione sindacale che si aggiunge al disastro politico di un governo che continua a prendere in giro lavoratrici e lavoratori del Pubblico Impiego.

In realtà il rilancio della spesa pubblica per servizi e beni pubblici avrebbe dovuto costituire il versante di una nuova programmazione di iniziative volte a ribaltare i presupposti della linea del rigore e dell’austerità che stanno impoverendo il paese. Sanità e servizi pubblici sono agonizzanti, il personale ha visto ridimensionare le proprie retribuzioni ed il paese è sempre più colpito da una crisi di valori che precipitano con la cancellazione dei diritti di cittadinanza riconosciuti attraverso le prestazioni pubbliche. 
Noi pensiamo che si debba riprendere un rapporto coi cittadini e con chi lavora nelle pubbliche amministrazioni allo scopo di rigenerare una vertenza e arrivare alla vera e progressiva mobilitazione. Aumenti salariali, assunzioni nel pubblico impiego, rilancio dei servizi pubblici e a gestione diretta, investimenti pubblici per il rilancio dell’economia, sono stati punti salienti del documento congressuale della Cgil a Bari.

Pensiamo che se nel momento in cui concretamente stiamo per dispiegare i nostri punti programmatici, finiamo per farci confondere da piccole promesse di basso cabotaggio, allora dobbiamo pure considerare che quanto proposto nelle nostre assemblee non rappresenti il fulcro della nostra piattaforma rivendicativa, quanto una discussione che è servita solo alla sistemazione dei nostri esecutivi.