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di **MARIA GIUSEPPINA SCULLI

 

La FP-CGIL chiede che almeno la nostra organizzazione "Rompa il silenzio" sul rapimento in Kenya della cooperante Silvia Romano

 

Il 14 maggio 2019 è stato approvato all’unanimità dal Direttivo della FP-CGIL di Milano un odg presentato da alcune compagne e compagni, dell’area Democrazia Lavoro, per chiedere che la CGIL confederale e tutte le categorie attivino una campagna di sensibilizzazione, sul sequestro in Kenya della Cooperante Silvia Romano rapita il 20 novembre 2018, nel villaggio di Chakama dove operava con la Ong italiana Africa Milele Onlus, di Fano.

Da allora sono circolate poche notizie ufficiali, per rispetto del riserbo chiesto dalla famiglia preoccupata di non intralciare le attività ispettive.

Secondo informazioni riportate dai media non ci sono trattati di cooperazione tra il nostro Paese e il Kenya, questo ha reso sicuramente più difficile lo scambio di informazioni che si è svolto solo sul piano della cortesia internazionale, quindi dopo mesi di mancate risposte finalmente la Procura di Roma, che indaga per sequestro di persona per finalità di terrorismo, ha ottenuto l’invio di una rogatoria internazionale con la quale gli inquirenti hanno potuto accedere agli elementi di indagine acquisiti dalla magistratura locale e in particolare le testimonianze e l'attività istruttoria svolta per risalire agli autori del rapimento; I ros dei Carabinieri che si sono recati in Kenya nel mese di aprile, ritengono dall’analisi delle indagini che Silvia Romano sia ancora viva, ma che bisogna agire prima che venga venduta ad altri gruppi armati.

Da aprile ancora silenzio. Se si prova a cercare sul sito della Farnesina il nome si Silvia Romano, non è possibile ottenere nessuna informazione.

Il 18/05/2019 presso il Parco Trotter di Milano le associazioni del quartiere frequentato dalla giovane cooperante, hanno organizzato un grande girotondo per chiedere che non si abbassi l’attenzione sulle sorti della giovane Milanese; Silvia non è al momento l’unica cooperante internazionale attualmente sequestrata nel continente africano, lo scorso anno sono stati rapiti il missionario Luigi Maccalli in Niger e in Burkina Faso Luca Tacchetto con la compagna canadese Edith Blais.

Sui social l’attenzione sul caso di Silvia Romano è alta; Non sono mancate però le odiose polemiche strumentalizzate da una parte politica del paese e da un certo tipo di giornalismo, sull’opportunità che una giovane donna italiana fosse impegnata a fare volontariato in zone così difficili del mondo piuttosto che in Italia nella “mensa dei poveri della propria città”;

La cooperazione allo sviluppo, è parte integrante della politica estera del nostro Paese e si pone due obbiettivi: il primo l’impegno solidaristico di garantire a tutti gli abitanti del pianeta la tutela della vita e della dignità umana; il secondo instaurare, migliorare e consolidare le relazioni tra i diversi Paesi e le diverse comunità attraverso la diplomazia economica, culturale e di sicurezza, consolidando anche il ruolo e l’immagine del nostro Paese nel mondo.

Questi scambi attraverso le reciproche conoscenze delle necessità dei popoli, delle culture, dei territori destinatarie degli interventi, favoriscono relazioni finalizzate ad una crescita economica, ma soprattutto sociale ed umana, rispettosa dell’ambiente e delle diverse culture e che sappia tutelare i beni comuni come acqua, cibo ed energia, così da assicurare la crescita del benessere delle popolazioni e perseguire la pace tra i popoli.

La nuova Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, cui l’Italia ha contribuito a definire nel quadro dei negoziati ONU e che rappresenta un piano ambizioso per eliminare la povertà e promuovere la prosperità economica, lo sviluppo sociale e la protezione dell’ambiente su scala globale, nel suo preambolo della Dichiarazione “Trasformare il Nostro Mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” afferma: “Siamo decisi a liberare l’umanità dalla tirannia della povertà e vogliamo guarire e rendere sicuro il nostro pianeta per le generazioni presenti e future. Siamo determinati a fare i passi coraggiosi e trasformativi che sono urgenti e necessari per mettere il mondo su un percorso più sostenibile e duraturo. Mentre iniziamo questo cammino comune, promettiamo che nessuno sarà escluso”.

Nell’odg approvato nel direttivo FP-CGIL è stato sottolineato inoltre che il ruolo delle/dei cooperanti è una vera e propria professione, quindi si tratta di una lavoratrice italiana a cui è stata sottratta la libertà e che rischia la vita. Per questo e non solo per umana pietas la nostra Confederazione deve rompere questo silenzio e attivarsi affinché la giovane cooperante Silvia Romano non venga dimenticata.

ODG - Direttivo FP-CGIL del 14/05/2019

Il 20 novembre 2018 è stata rapita nel villaggio di Chakama, Silvia Romano di 23 anni, cooperante milanese operatrice della Ong italiana Africa Milele Onlus, di Fano, per conto della quale si trova in Kenya. La zona dove operava prima del rapimento è soggetta a infiltrazioni di milizie di Al Shabaab;

Dopo un’iniziale difficile confronto con le autorità kenyote e il seguirsi di notizie poco attendibili, ciò che ha caratterizzato tutta la vicenda sul piano dell’informazione è il silenzio da parte del governo sulle sorti della cooperante.

La Procura di Roma, che indaga per sequestro di persona per finalità di terrorismo, ha predisposto e ottenuto dopo diversi mesi l’invio di una rogatoria internazionale con la quale gli inquirenti chiedono agli omologhi kenyoti di potere condividere, anche sul piano della cortesia internazionale, poiché mancano trattati di cooperazione tra i due Paesi, gli elementi di indagine acquisiti dalla magistratura locale e in particolare le testimonianze e l'attività istruttoria svolta per risalire agli autori del rapimento; I ros dei Carabinieri che si sono recati in Kenya nel mese di aprile, ritengono dall’analisi delle indagini che Silvia Romano sia ancora viva, ma che bisogna agire prima che venga venduta ad altri gruppi armati.

Sui social l’attenzione sul caso di Silvia Romano è stata alta; Non sono mancate però le odiose polemiche strumentalizzate da una parte politica del paese e da un certo tipo di giornalismo, sull’opportunità che una giovane donna italiana fosse impegnata a fare volontariato in zone così difficili del mondo piuttosto che in Italia nella “mensa dei poveri della propria città”;

A tal fine è necessario precisare che quello del cooperante è un lavoro retribuito. È un lavoro pagato che viene svolto in un contesto difficile, spesato dai donatori che sostengono onlus e fondazioni e che al contrario del volontariato (un ruolo altamente rispettabile che va comunque tutelato) quello intrapreso dal cooperante è un percorso professionale a tutti gli effetti, caratterizzato però da una forte componente ideale. Quello della cooperazione per altro è un settore in forte sviluppo, perché ci sono molti giovani che sono incentivati a seguire questa strada e lo fanno con entusiasmo a volte iniziando dal servizio civile.

Con questo OdG chiediamo al Direttivo della FP - CGIL di Milano e successivamente ai Direttivi regionali e nazionali di categoria e confederali, che la CGIL nel suo insieme si impegni pubblicamente con una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, della politica e del governo affinché, dopo mesi di silenzio non si abbassi l’attenzione sul caso della cooperante milanese Silvia Romano.

Milano 28/05/2019

** RSU Ag. Dogane Monopoli Milano