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I pericoli per il Sistema Sanitario Nazionale e il contratto dei Medici Pubblici.

 

Pierpaolo Brovedani**

Il governo di centro-destra e il mercato neoliberista stanno sferrando un attacco mortale al servizio sanitario e al welfare pubblico e la CGIL deve avere chiaro quali sono i pericoli da contrastare con l’azione politica e sindacale. Ci sono almeno quattro punti di criticità.

Primo. Il finanziamento annuale della sanità pubblica è di circa 114 miliardi di euro, in realtà ancora insufficiente per finanziare ospedali e servizi territoriali. Questo vuol dire meno personale, meno strutture, meno prestazioni pubbliche per i cittadini. Da dove vengono i soldi per finanziare il Servizio Sanitario Nazionale? Dalle nostre tasse, ma disgraziatamente la flat tax, proposta dalla destra di governo e di opposizione, farà mancare decine di miliardi di euro nelle casse dello stato, provocando un ulteriore impoverimento del servizio sanitario. Forse non è chiaro, ma la maggiore minaccia di Salvini non è rappresentata tanto dalla cosiddetta chiusura dei porti o dal rosario brandito come un’arma, quanto dal cartello della flat tax al 15% sventolato al comizio sovranista. E su questo punto tutto il centro-destra è d’accordo.

Secondo. La proposta che il centro-destra offre è la privatizzazione della sanità, sul modello di altre regioni. Meno pubblico, più privato. Meno Stato, più mercato. Ad esempio anche in FVG, dopo la vittoria del centro-destra, l’assessore alla sanità Riccardi (Forza Italia) ha dichiarato di voler “valorizzare la componente privata” che nel FVG è ancora modesta e sarebbe opportuno che restasse confinata al di sotto del 5 per cento. Si parte con la cessione in convenzione di prestazioni laboratoristiche e con le esternalizzazioni, già presenti nei Piani Attuativi Ospedalieri degli hub regionali, e si arriva progressivamente al 30% di spesa privata come in Lombardia (cosa che sembra aver messo in crisi parte del centro-destra stesso).

Terzo. Una crescente fetta di mercato viene ora occupata dalle assicurazioni sanitarie private, con offerte sempre più allettanti e competitive (ahimè presenti anche negli accordi sindacali sotto forma di welfare contrattuale). A tutt’oggi il loro costo annuale supera i 5 miliardi, ma le grandi compagnie stimano un potenziale mercato di 15-16 milioni di clienti, con profitti di svariate decine di miliardi. Queste risorse finanziarie verranno ulteriormente sottratte al finanziamento della sanità pubblica. Non è improbabile uno scenario finale in cui, a mercato ormai saturo e in un regime di oligopolio, le grandi compagnie potranno aumentare i premi assicurativi e così a decine di migliaia di cittadini poveri verrà negata la copertura sanitaria. Negli USA già succede, con risultati catastrofici.

Quarto. La proposta di un ulteriore autonomismo delle regioni dilaterà ulteriormente il divario da zone povere e ricche. L’omogeneità delle cure e il diritto alla salute, così come sancito dall’articolo 32 della Costituzione, viene minato alla base. Aumenteranno le migrazioni sud-nord (già esistono), i costi per i cittadini, la spesa sanitaria pro capite. Di più: saranno indebolite le politiche di prevenzione primaria e secondaria, il LEA saranno ulteriormente ridimensionati (già ora non ci sono i soldi come dichiarato dalla ministra cinquestelle), si assisterà ad una disparità drammatica nel raggiungimento degli obiettivi di salute.

In questo scenario va considerato il mancato rinnovo del contratto dei medici pubblici, che da 11 anni aspetta una conclusione. Susanna Camusso, in veste di segretario generale della CGIL, ebbe modo di dire all’Assemblea generale dei medici e dirigenti sanitari della FP CGIL: “Il vostro contratto è il nostro contratto”. Non si trattò di una mera affermazione di principio o di cortesia nei confronti di una categoria considerata “privilegiata”: tutelare il medico ospedaliero e del territorio significa infatti salvaguardare il buon funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, pubblico e universale. Significa ad esempio frenare la fuga degli operatori sanitari verso il privato. E’ sotto gli occhi di tutti la carenza ormai cronica di medici di diverse specialità, il richiamo in varie forme di medici neo-pensionati in strutture pubbliche, la crisi del sistema basato sul numero chiuso dell’accesso universitario e delle scuole di specializzazione, il ricorso sempre più frequente a medici stranieri provenienti dai paesi in va di sviluppo.

Finora la contrattazione è rimasta arenata per mesi e, nonostante la parte economica ipotizzata fosse modesta, solo la CGIL medici (e a dir il vero anche la UIL) si sono proposti di chiudere rapidamente il contratto, anche per la parte normativa (che comporta la stabilizzazione dei precari e una migliore organizzazione del lavoro) mentre le altre sigle hanno giocato al rialzo facendo il gioco della controparte (e parliamo non solo del governo ma anche delle regioni, la maggioranza delle quali saldamente in mano al centro-destra).

Pare che dopo una lunga e complicata trattativa forse si riuscirà a portare a casa il rinnovo economico: con l'inserimento dell'indennità di esclusività nella massa salariale, con il recupero di una parte della retribuzione individuale di anzianità e con il finanziamento delle risorse necessarie a parificare il contratto della dirigenza del SSN a quella del comparto, saremo forse in grado di sbloccare il contratto dei professionisti fermo da 11 anni. Ora sarà fondamentale la contrattazione sulla parte normativa per restituire dignità alle carriere bloccate da anni per la mancata esigibilità del contratto in tema di incarichi e fondi contrattuali. Sempre se all’improvviso non si apre la crisi di governo.

Restano sullo sfondo i pericoli esposti in premessa: la flat tax, la privatizzazione di prestazioni e servizi, il proliferare delle assicurazioni private e l’autonomismo sanitario regionale, che rischiano di provocare un danno irreparabile al finanziamento del servizio sanitario regionale e nazionale. E’ un attacco al cuore della sanità e del welfare pubblico che va fermato con la nostra azione e con le nostre lotte.

** FP CGIL - Trieste  Medici e Dirigenti Sanitari del SSN