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TAR – Aeroporto Firenze

errare è umano ma perseverare è diabolico”.

 

di Riccardo Benedetti - Bahram Asghari

 

Fra le tante motivazioni elencate nella sentenza pronunciata dal Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana sulla nuova pista dell'aeroporto di Peretola (Firenze), che accoglie la richiesta dei ricorrenti per l'annullamento della VIA - Valutazione Impatto Ambientale - è riportata la seguente:

"Il progetto sottoposto a VIA non conteneva quel grado di dettaglio minimo e sufficiente affinché il Ministero dell'Ambiente addivenisse ad una corretta valutazione di compatibilità ambientale, non essendosi individuate compiutamente le opere da realizzare".

Proprio per il suo carattere assolutamente fondamentale, questa motivazione appare senza dubbio come quella più grave e preoccupante. La mancanza di un “dettaglio minimo e sufficiente” per una corretta valutazione del progetto poteva e soprattutto doveva essere rilevata fin da subito dal Ministero dell’Ambiente. Perché ciò non è avvenuto? E perché è continuato a non avvenire nonostante le numerose osservazioni presentate allo stesso Ministero?

Presentate, si badi, non soltanto da Associazioni e Comitati, ma anche da Amministrazioni Pubbliche (diversi Comuni della Piana) e da personale del Polo Scientifico di Sesto F.no con specifiche competenze tecniche. Purtroppo ciò che è accaduto indica o una pericolosa incompetenza dei tecnici del Ministero o una totale sudditanza della dirigenza ministeriale al potere politico, se non addirittura a voleri esterni. Una sudditanza che prevarica qualunque basilare valutazione tecnica, qualunque legge o regola fondante dello Stato! Tanto che si è dovuto attendere la sentenza di un Tribunale per ottenere il riconoscimento formale di considerazioni tanto ovvie quanto essenziali.

Tra le tante prescrizioni della Commissione Ministeriale VIA-VAS, citate anche dai giudici del TAR, due in particolare evidenziano la gravità della situazione: la prescrizione 3 sul rischio d’incidente aereo e la 46 sul rischio di “bird strike”, cioè di collisione con volatili (le zone umide attirano come noto l’avifauna). Entrambe le analisi di rischio dovevano essere condotte da un soggetto terzo indipendente, di riconosciuta competenza, così da offrire le massime garanzie su un tema delicatissimo quale la sicurezza. Sul sito del Ministero dell’Ambiente1, queste due prescrizioni, come molte altre, risultano in effetti ottemperate, ma la relativa documentazione non appare disponibile né per i cittadini né, a quanto pare, per i Giudici del TAR. Nella sentenza si legge infatti che “… non è stata posta in essere la progettazione esecutiva e l’analisi del rischio di bird strike (prescrizione n. 46), così come la redazione di un progetto di massima degli ambienti umidi previsti a compensazione della distruzione delle aree naturali, di cui al punto precedente (prescrizione n. 49).” Almeno per quanto riguarda il rischio d’incidente aereo esiste in vero sia una meticolosa analisi condotta da un gruppo di esperti delle Università di Napoli, Pisa e Bologna, sia la relativa verifica di ottemperanza, effettuata dall’Osservatorio Ambientale che il Ministero ha istituito proprio a tale scopo. Tutto a posto, allora? Sì, ma soltanto in apparenza! Perché leggendo l’analisi si scopre che i risultati ottenuti non rispondono a quanto richiesto nella prescrizione 3, ovvero la probabilità di vittime tra la popolazione in caso d’incidente aereo. L’analisi si ferma infatti al calcolo della probabilità d’incidente aereo. In altre parole sarebbe come calcolare la probabilità che si verifichi un terremoto, senza tener conto di dove si verifica. Si comprende facilmente che se capitasse in un deserto disabitato la possibilità di vittime sarebbe pressoché nulla, ma se colpisse una città il bilancio delle vittime potrebbe essere drammatico. Lo stesso dicasi del crollo di un ponte, una cosa se isolato e chiuso al traffico, un’altra se aperto e trafficato, come la tragedia del viadotto Polcevera di Genova dovrebbe tristemente ricordarci. Purtroppo per gli esperti dell’Osservatorio Ambientale, che hanno considerato esaustiva l’analisi e quindi ottemperata la prescrizione, questa differenza sostanziale appare evidentemente trascurabile. C’è del marcio al Ministero, direbbe l’Amleto di Shakespeare. D’altra parte nella stessa sentenza del TAR, certamente esemplare da questo punto di vista, si legge testualmente: la verifica dell'ottemperanza a dette condizioni non è stata demandata ai due Ministeri che hanno emesso il provvedimento di VIA, bensì ad un organismo a composizione mista dove è presente (con diritto di voto) lo stesso proponente ENAC e (senza diritto di voto) la società Toscana Aeroporti (e quindi il soggetto che gestisce l’aeroporto), mentre è stata esclusa dall'Osservatorio la presenza di ogni rappresentante dei Comuni ricorrenti, circostanza che ha impedito a questi ultimi di presentare specifici rilievi una volta approvati i progetti esecutivi.” Il marcio è stato dunque rilevato dagli stessi Giudici del TAR, il che è confortante ma non elimina le preoccupazioni. La Magistratura non può e non deve essere l’unico pilastro su cui poggia una democrazia, l’ultimo baluardo a garanzia di un libero Stato. È troppo rischioso, e non a caso la Costituzione Italiana prevede tre poteri separati. Nella vicenda dell’aeroporto di Firenze, il Parlamento, che rappresenta il potere Legislativo, ha dimostrato tutta la sua “affidabilità” approvando le modifiche alla legislazione sulla valutazione d’impatto ambientale che hanno consentito a Toscana Aeroporti e ENAC di presentare un progetto di massima invece che esecutivo. In pratica una legge “ad operam”, in barba a tutte le direttive europee in materia e pure con valore retroattivo, affinché ENAC e Toscana Aeroporti potessero avvantaggiarsene. Il potere esecutivo, con i ministri di ben tre differenti governi avvicendatisi negli ultimi anni, hanno dimostrato tutta la loro “competenza” e onestà intellettuale accettando di esaminare prima un progetto raffazzonato e di sicuro non esecutivo e poi addirittura decretandone la compatibilità ambientale. Le decine e decine di prescrizioni, che se realmente osservate renderebbero irrealizzabile il progetto, si traducono di fatto in una farsa se la loro ottemperanza è verificata da un Osservatorio Ambientale del tipo di quello sopracitato.

Non rimane quindi che il Potere Giudiziario, ovvero la Magistratura, cui si sono rivolti comitati e associazioni di cittadini. Finora il TAR ha svolto egregiamente il suo dovere, ergendosi come argine istituzionale ai misfatti e alla disonestà intellettuale del potere politico. Ma attenzione perché la politica non demorde. Il mantra del Governo, almeno nella sua recentemente rafforzata componente leghista, continua a essere quello dello “sblocco delle grandi opere”, senza mai affrontare la questione fondamentale della loro effettiva utilità o inutilità. Il neo riconfermato sindaco di Firenze e il governatore della Toscana, pur facenti parte dell’opposizione, si trovano guarda caso in perfetta sintonia con il vicepremier, almeno per quel che riguarda grandi opere e aeroporto di Firenze. Hanno già annunciato che ricorreranno al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR, ma anche contro il più elementare buon senso e la proverbiale saggezza del detto “errare è umano ma perseverare è diabolico”.

A quanto pare non ci resta che confidare nell’ultimo baluardo del Consiglio di Stato, augurandosi che, come già fatto dal TAR, premi la ragione e la legalità.