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Documento costitutivo Area "Democrazia e Lavoro" - Cgil

 

LA RICERCA E LA PROPOSTA COLLETTIVA

VERSO UNA NUOVA EGEMONIA SOCIALE

 

Dobbiamo attrezzarci per rispondere, con una nuova capacità teorica e organizzativa, alle enormi sfide che la crisi ambientale e la convulsa evoluzione della società attuale, in continuo rivolgimento, pongono al sindacato e alla sinistra. Vogliamo incidere e trasformare una realtà attraversata da enormi fratture e profonde contraddizioni, politicamente egemonizzata da spinte egoistiche, xenofobe e rancorose che hanno distrutto il tessuto della solidarietà sociale su cui si basa l’esistenza stessa del sindacato e che sono alimentate da una destra populista ed estremista che coltiva la paura del diverso come fondamento del proprio consenso.

Dobbiamo chiederci come possiamo contrastare gli aspetti peggiori di una società della paura e dell’odio, confinata nelle angustie d’un presente senza speranza, attraverso la ricostruzione della capacità di dialogo, di radicamento sociale e, in prospettiva, d’una nuova egemonia dei valori di una società equa e solidale. Questo è il nostro compito naturale, da svolgere apertamente rispetto ai nostri stessi rappresentati, facendo loro riscoprire la speranza in un futuro migliore e la possibilità di battersi per costruirlo anche nelle nostre scelte odierne. Si tratta, nella sostanza, di ciò che definisce una netta linea di demarcazione fra destra e sinistra, tuttora essenziale, anche se spesso negata dai populisti. Occorre innanzitutto una ricerca collettiva, occorre esplorare un’attenta analisi della realtà in continua evoluzione a partire dalla natura della crisi e della sua situazione attuale per individuare una strategia sindacale di resistenza e per prospettarne un sentiero d’uscita.

Siamo di fronte ad una brusca accelerazione della storia, caratterizzata dall’emergere d’una società del rischio, con crescenti insicurezze sul futuro che si vanno aggravando verso una situazione di “caos sistemico”, e l’attuale sistema di governanza mondiale, incardinata sul pensiero unico d’una globalizzazione neoliberista sostanzialmente fallita ma ancora dominante, non è in grado di risolverla. È in atto un conflitto economico, finanziario, valutario, per il controllo dei mercati e delle materie prime, ma anche una terza guerra mondiale strisciante, non convenzionale, che scaturisce da un conflitto non solo fra grandi potenze, ma anche fra diverse culture, per la successione nell’egemonia planetaria.

Occorre ripensare lo stesso modello di sviluppo, da riavviare, attraverso un percorso di cooperazione internazionale, ecologicamente e socialmente sostenibile; ma nel frattempo occorre anche combattere l’austerità neoliberista, senza abbandonare una strategia redistributiva e con prospettive di dimensione più generale.

Le crisi ambientali, economiche, sociali, politiche, dei valori, derivano dalla contraddizione fra la dimensione globale dei problemi e del mercato rispetto alla frammentazione degli Stati, sottoposti alla pressione delle istituzioni internazionali di osservanza neoliberista e dei grandi oligopoli finanziari e tecnologici che, sulla base del principio della concorrenza finanziaria, col dumping salariale, sociale, ambientale e democratico, trasformano il pianeta in un campo di battaglia per la distribuzione del potere relativo agli scambi di prodotti e servizi a più alto valore aggiunto.

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